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Menu engineering: quali piatti spingere, quali togliere (e come deciderlo coi numeri)

8 min di lettura

Il menu engineering incrocia due numeri per ogni piatto: quanto viene ordinato e quanto margine lascia. Ecco la matrice stelle / cavalli di battaglia / enigmi / pesi morti, come calcolare il margine con il food cost e dove posizionare i piatti che rendono di più.

Ogni ristoratore ha un piatto a cui è affezionato e un piatto che "tanto lo ordinano tutti". Il menu engineering serve a scoprire se sono lo stesso piatto oppure no. L'idea è semplice: per ogni voce del menu guardi due numeri — quante volte esce e quanto ti lascia in tasca — e da lì decidi cosa spingere, cosa sistemare e cosa togliere. Niente sensazioni, niente "secondo me": numeri che hai già in cassa e in cucina.

Prima di tutto: quanto ti lascia davvero un piatto

Il margine di un piatto non è il prezzo in carta. È prezzo di vendita meno costo delle materie prime — il margine di contribuzione, in euro. Le tagliatelle a 12 € con 2,80 € di ingredienti lasciano 9,20 €; la tagliata a 22 € con 11 € di carne ne lascia 11. La tagliata "costa" quasi il doppio in carta, ma per il conto economico i due piatti sono molto più vicini di quanto sembri.

Due avvertenze prima di fare i conti:

  • Ragiona in euro, non solo in percentuale. Un food cost del 35% su un piatto da 30 € lascia 19,50 €; un food cost del 25% su un piatto da 8 € lascia 6 €. La percentuale "migliore" non è il piatto che ti paga l'affitto.
  • Pesa gli ingredienti davvero. Il costo a ricetta si fa con le grammature reali, sfrido incluso, non a memoria.

Per non farlo a mano c'è lo strumento gratuito di calcolo del food cost: inserisci ingredienti e grammature e ottieni costo piatto, food cost in percentuale e margine in euro, senza registrarti.

La matrice: popolarità × margine

Il menu engineering classico incrocia i due numeri in una matrice a quattro quadranti. Per ogni piatto ti chiedi: viene ordinato più o meno della media della sua categoria? Lascia più o meno margine della media? Ne escono quattro famiglie.

Le stelle: popolari e redditizie

Le stelle sono i piatti che escono tanto e lasciano tanto. Le tagliatelle al ragù che partono venti volte a sera con 9 € di margine l'una: quella è una stella. Cosa fare: niente esperimenti. Non cambiare la ricetta, non toccare il prezzo al ribasso, dai al piatto lo spazio migliore del menu e assicurati che la cucina non lo sbagli mai.

I cavalli di battaglia: popolari ma con poco margine

I cavalli di battaglia escono tantissimo ma lasciano poco. In pizzeria è la margherita; in trattoria spesso è il primo più economico. Cosa fare: lavorare sul margine senza spegnere la popolarità — ritoccare il prezzo di poco (50 centesimi su un piatto molto ordinato si sentono in cassa, non sul cliente), rivedere la porzione o un ingrediente costoso che non percepisce nessuno, oppure affiancare una variante più ricca con margine migliore.

Gli enigmi: redditizi ma poco ordinati

Gli enigmi lasciano un ottimo margine ma escono poco. Il risotto ai porcini a 16 € che la cucina fa benissimo e ordinano in quattro: perché? A volte è il nome che non dice niente, a volte la posizione in fondo alla pagina, a volte una descrizione che non spiega cosa lo rende speciale. Cosa fare: dargli visibilità — posizione migliore, una descrizione che racconti l'ingrediente (come scriverla), il suggerimento del cameriere. Se dopo un mese di visibilità vera non si muove, non era un enigma: era un peso morto travestito.

I pesi morti: né ordini né margine

I pesi morti non escono e non rendono. Occupano spazio in carta, righe in dispensa e attenzione in cucina. Cosa fare: toglierli. Quasi sempre la carta ci guadagna due volte — meno scelta dispersiva per il cliente, meno complessità per la cucina.

Dove mettere i piatti che rendono di più

La posizione in carta non è neutra. Gli studi sui menu indicano che le prime voci di ogni sezione ricevono più attenzione e che l'occhio torna spesso sull'inizio e sulla fine della lista. Tre regole pratiche:

  • Apri ogni sezione con una stella o un enigma, non con il piatto più economico. La prima riga è la vetrina.
  • Non seppellire il margine. Il piatto che ti rende di più non va a metà di una lista di dodici: o in apertura, o evidenziato (riquadro, "consigliato", piatto della casa).
  • Meno voci, più peso. Dodici piatti ben scelti si leggono; trenta si scorrono. Ogni voce che togli dà aria a quelle che restano.

E il prezzo ha una psicologia sua — dal simbolo dell'euro all'effetto àncora del piatto premium: ne parliamo nella guida ai prezzi del menu.

Quando togliere un piatto (senza rimpianti)

Un piatto si toglie quando, per due o tre mesi di fila, sta sotto la media di categoria sia per ordini sia per margine — e un tentativo serio di rilancio (posizione, descrizione, prezzo) non l'ha mosso. Le eccezioni vere sono poche: il piatto identitario che porta gente anche se rende poco, o il piatto che serve una clientela precisa (l'opzione vegana, il piatto per bambini). Tutto il resto è affezione, e l'affezione non paga i fornitori.

Il vantaggio del digitale: ogni modifica è un test immediato

Sulla carta stampata il menu engineering è un esercizio annuale: ristampare costa, quindi si rimanda. Con un menu digitale il ciclo si accorcia a giorni. Sposti il risotto in cima alla sezione, riscrivi la descrizione, ritocchi un prezzo — la modifica è online all'istante, senza ristampe, e il QR sul tavolo resta lo stesso. Se dopo due settimane l'enigma non decolla, provi un'altra leva o lo togli: il costo dell'esperimento è zero.

Con Menudetto le modifiche le fai anche in chat o a voce ("sposta il risotto ai porcini in cima ai primi e alza la tagliata a 23 euro") e il menu pubblico si aggiorna subito, in tutte le lingue. Se parti da zero, la guida al menu digitale spiega come impostarlo in una serata.

In sintesi

Il menu engineering è due numeri per piatto — ordini e margine — e quattro caselle: stelle da proteggere, cavalli di battaglia da rendere più redditizi, enigmi da mettere in vetrina, pesi morti da togliere. Si parte dal food cost (calcolalo qui), si posizionano i piatti giusti nei punti giusti e si testa: con un menu digitale ogni prova va online all'istante. Se vuoi provare su un menu vero, puoi creare il tuo gratis e iniziare dai tre piatti che conosci meglio.